Etty Hillesum, nel giorno della memoria

Quello che conta in definitiva è come si porta, sopporta, e risolve il dolore, e se si riesce a mantenere intatto un pezzo della propria anima.

EttyHillesum

Non è facile descrivere in poche righe la profondità del percorso che Etty Hillesum racconta nel suo Diario (Adelphi). E può sembrare strano, forse inappropriato, trovare un’intima, preziosa bellezza nelle sue parole, poiché queste si riferiscono a una tragedia storica di portata immensa, l’annientamento di un popolo per volere di altri uomini e al contempo la distruzione di ogni aspetto di umanità che un uomo può infliggere a un suo simile.

Etty Hillesum non ha neanche trent’anni quando tutto questo accade: è una ragazza brillante, intelligente, colta, che studia russo e legge Rilke, ed è anche piena di vita, di passioni, profondamente libera. Nel suo Diario, gli avvenimenti terribili di quegli anni si insinuano nel racconto quotidiano delle sue giornate, fino a diventarne l’unico tema. Continua a leggere

Hannah Arendt, nel Giorno della memoria

Eichmann ebbe dunque molte occasioni di sentirsi come Ponzio Pilato, e col passare dei mesi e degli anni non ebbe più bisogno di pensare. Così stavano le cose, questa era la nuova regola, e qualunque cosa facesse, a suo avviso la faceva come cittadino ligio alla legge. Alla polizia e alla Corte disse e ripetè di aver fatto il suo dovere, di avere obbedito non soltanto a ordini, ma anche alla legge
E come nei paesi civili la legge presuppone che la voce della coscienza dica a tutti “Non ammazzare”, anche se talvolta l’uomo può avere istinti e tendenze omicide, così la legge della Germania hitleriana pretendeva che la voce della coscienza dicesse a tutti: “Ammazza,” anche se gli organizzatori dei massacri sapevano benissimo che ciò era contrario agli istinti e alle tendenze normali della popolazione. Il Male, nel Terzo Reich, aveva perduto la proprietà che permette ai più di riconoscerlo per quello che è – la proprietà della tentazione. Molti tedeschi e molti nazisti, probabilmente la stragrande maggioranza, dovettero essere tentati di non uccidere.
(H. Arendt, La banalità del male, trad. di Piero Bernardini)

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